Agrigento, 2600 anni di storia e cultura

Akragas, Agrigentum, Kerkent, Gergent, Girgenti… i nomi che raccontano la millenaria storia di Agrigento sono il frutto delle tante culture e dominazioni che nel corso dei secoli l’hanno resa una delle più importanti città della Sicilia.

Akragas

Le origini di Agrigento sono legate alla Magna Grecia e alla vicina colonia di Gela. Furono infatti i geloi Aristono e Pistilo a fondarla nel 581 a.C. su un territorio collinare poco distante dal mare e dal fiume Akragas. La polis greca crebbe rapidamente grazie anche all’ambizione dei primi tiranni greci: Falaride, reso celebre dal toro di bronzo usato come strumento di tortura, e Terone. Entrambi costruirono templi, palazzi e grandi opere architettoniche. Tanto che il poeta Pindaro nel V secolo a.C. definì Akragas come la più bella città fra i mortali.

 

La posizione strategica e i commerci con le altre colonie greche del Mediterraneo la resero una città ricca e fiorente. L’alleanza con la potente Siracusa fu invece decisiva dal punto di vista militare per arrestare l’avanzata dei Cartaginesi in Sicilia.

 

La vittoria nella Battaglia di Imera nel 480 a.C. coincise col momento di massimo splendore della città. La polis venne fortificata con un’enorme cinta muraria e cominciò a battere moneta, mentre la popolazione raggiunse i 200.000 abitanti. Ecco come il filosofo Empedocle descrisse l’ascesa dell’antica Akragas: Gli agrigentini mangiano e bevono come se dovessero morire domani ma costruiscono templi come se dovessero vivere in eterno.

Agrigentum

Nel 406 a.C. Akragas fu assediata e conquistata dai Cartaginesi che la saccheggiarono, dando alle fiamme templi e palazzi. Molti agrigentini furono catturati e venduti come schiavi, mentre altri riuscirono a fuggire trovando riparo a Gela e Lentini. Il leggendario Gellia, l’uomo più ricco e generoso dell’antica Akragas, cercò di rifugiarsi all’interno del Tempio di Giunone preferendo morire bruciato piuttosto che arrendersi ai nemici. Per quasi un secolo la città cadde in disgrazia.

 

Nel 210 a.C. fu conquistata dai Romani che la ribattezzarono Agrigentum. La città fu ripopolata con coloni provenienti da altre parti della Sicilia e declassata a civitas decumana, cioè tenuta a dare a Roma la decima parte dei propri raccolti. Tuttavia fino alla caduta dell’Impero Romano (476 d.C.) la città tornò a prosperare come testimoniano le numerose ville di epoca imperiale emerse dagli scavi nel Quartiere ellenistico-romano.

Kerkent

La fine dell’Impero Romano sconvolse nuovamente Agrigentum. La città venne saccheggiata e devastata ripetutamente dai barbari e dai pirati saraceni fino al VI secolo a.C. quando la dominazione bizantina consentì l’ennesima ricostruzione della città. In questo periodo si diffuse il Cristianesimo che portò alla distruzione dei templi greci ritenuti pagani.

 

Fu il vescovo agrigentino Gregorio a trasformare il Tempio della Concordia in chiesa nel 596 d.C. Una scelta che inconsapevolmente permise la conservazione del monumento fino ai giorni nostri. Nell’827 la città fu conquistata dagli Arabi che la ribattezzarono Kerkent. La dominazione musulmana coincise con un periodo di grande prosperità, favorendo le attività agricole, l’allevamento del bestiame e i commerci.

Tracce della presenza della lingua e della cultura araba si possono riscontrare ancora oggi nella toponomastica agrigentina: i quartieri Rabato (da Rabad) e Bibirria (da Bab-er-riiah) prendono il loro nome da antiche porte d’accesso alla città araba costruita sul Colle di Girgenti.

Girgenti

Nel 1087 la città fu conquistata dai Normanni guidati dal Conte Ruggero. Hamud, ultimo emiro di Kerkent, fu costretto ad arrendersi dopo un lungo assedio e si convertì al Cristianesimo. Mentre Gerlando di Besançon fu nominato vescovo col compito di evangelizzare la popolazione dopo oltre due secoli di dominazione musulmana. Grazie ai Normanni furono costruiti numerosi edifici pubblici, chiese e mura fortificate che contribuirono alla rinascita della cosiddetta Terra Vecchia, ovvero l’antico nucleo urbano nella zona occidentale della collina di Girgenti.

 

La dominazione angioina, successiva a quella normanno-sveva, fu un duro colpo per Agrigento. I dominatori francesi entrarono presto in conflitto con i baroni delle città siciliane causando malcontento e rivolte che sfociarono nei Vespri Siciliani del 1282.

 

La cacciata dei francesi ad opera degli spagnoli fu l’inizio di una lunga dominazione: dagli Aragonesi al Regno delle Due Sicilie dei Borbone. Quattro secoli di storia che influenzarono profondamente la lingua, la religione, gli usi e i costumi di Girgenti, decretandone tuttavia un lento e inesorabile declino.

Agrigento tra ‘800 e ‘900

A metà ‘800 Girgenti era diventata una piccola città rurale. Le poche botteghe si concentravano lungo la via Atenea, mentre la popolazione era compostata prevalentemente da contadini, pastori e artigiani. Povertà, epidemie e analfabetismo impedirono lo sviluppo di Girgenti almeno fino all’Unità d’Italia (1861), quando per volere dei Savoia la città fu ammodernata con opere pubbliche, scuole, nuove piazze e strade, fabbriche e illuminazione pubblica.

 

La popolazione tornò a crescere a inizio ‘900, mentre dal punto di vista urbanistico fu il Fascismo a dare un nuovo impulso alla costruzione di abitazioni moderne, edifici pubblici (Stazione Ferroviaria e Palazzo delle Poste) e case popolari. Nel 1926 la città cambiò nome: Girgenti di derivazione araba lasciava il posto ad Agrigento (dal latino Agrigentum). Lo sbarco degli Alleati in Sicilia lasciò tracce profonde anche ad Agrigento. La città fu bombardata nel luglio del 1943 e molte zone del centro storico furono distrutte.

 

Il secondo dopoguerra fu caratterizzato da un incredibile boom economico ed edilizio. Tra gli anni ’50 e ’60 la città crebbe in modo incontrollato. A fermare la cementificazione fu la frana del 19 luglio 1966 che colpì la parte nord-occidentale della città, segno tangibile di un territorio geologicamente fragile. Fu la fine della speculazione edilizia e la nascita dei quartieri satelliti di Agrigento che di fatto spopolarono il centro storico della città.